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La palatoschisi nel cane

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palatoschisi canina
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La palatoschisi è una delle anomalie ereditarie o di sviluppo che possono colpire i cuccioli e si evidenzia con una marcata apertura lungo la linea orizzontale del palato, comportando che la cavità orale si collega con quella nasale.

Un’altra forma di palatoschisi si evidenzia solo con tessuto molle anziché palato duro.

Questo disturbo viene spesso associato al labbro leporino (malformazione del labbro superiore): il cucciolo trova difficoltà a nutrirsi del latte materno e rigurgita dal naso; per quanto riguarda i cani, le razze più predisposte sono i Bulldog, i Boxer e i Boston Terrier.

La palatoschisi non è solo causata da fattori ereditari, ma può essere dovuta anche ad assunzione da farmaci, dosi eccessive di vitamina A, antibiotici ad azione antifungina come la Griseofulvina, corticosteroidi (antinfiammatori).

Cucciolo palatoschisi

Gli effetti del disturbo includono complicazioni come la rinite (patologia della cavità nasale, raffreddore dovuto ad infezioni) e la polmonite “ab ingestis” (broncopolmonite causata dall’ingresso di cibo e saliva nell’albero bronchiale proveniente per via orale o gastrica), provocando gravi danni al tessuto polmonare.

Questa forma pericolosa di polmonite si può evitare alimentando il cucciolo tramite sonda gastrica fino a 30 – 40 giorni di vita, poi il cucciolo inizierà ad alimentarsi assumendo cibi solidi come le crocchette e si potrà sospendere l’uso della sonda.

Prevenire questo difetto è possibile grazie all’assunzione di acido folico per le femmine un mese antecedente alla gravidanza fino ai 40 giorni successivi; la conseguente diminuzione dei casi di palatoschisi è stata confermata da ricerche sulla razza Boston Terrier.

Altre misure per prevenire l’insorgenza di questa anomalia consistono nell’utilizzo di farmaci solo previo controllo veterinario, nell’uso di integratori alimentari ed evitando uso eccessivo di vitamina A.

La palatoschisi può essere risolta chirurgicamente verso i quattro mesi di vita e comunque non prima di tre mesi, per evitare rischi dovuti all’anestesia; dopo l’operazione si consiglia di non fare accoppiare i cuccioli.

Erika Dotti

(contatta l’autore dell’articolo)

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